Martedì, 05 Giugno 2018

APe Volontaria e APe Sociale: cosa sono e cosa cambia nel 2019

APe sociale volontaria

Siete anche voi parte del gruppo di lavoratori che stanno chiedendosi con ansia se e come sarà possibile anticipare il momento della pensione, per godere finalmente del più che meritato riposo? Da qualche mese una possibile risposta al vostro tanto anelato desiderio potrebbe trovarsi nell’APe!

Racchiusa nell’acronimo APe, abbreviazione di “Anticipo finanziario a garanzia Pensionistica”, si trova infatti una nuova tipologia di ammortizzatore sociale che permetterà a un vasto gruppo di lavoratori, nati tra il 1951 e il 1953, di lasciare il lavoro con un anticipo di 3 anni e 7 mesi rispetto ai termini stabiliti dalla controversa Riforma Fornero.

Che cos’è l’APe

In sintesi, l’APe verrà erogato sotto forma di assegno mensile di importo pari alla pensione maturata, con l’obiettivo di anticipare l’uscita dal mondo lavorativo.

L’APe si divide in due macro tipologie, l’APe Volontaria e l’APe Sociale:

  • L’APe Volontaria è un vero e proprio prestito bancario che sarà erogato dall’INPS a chi avrà i requisiti minimi necessari;
  • L’APe sociale rappresenta una forma di Anticipo Pensionistico rivolto a chi ha diritto alla pensione sociale.

Vediamole nel dettaglio.

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L’APe Volontaria: cos’è e a chi si rivolge

L’APe Volontaria potrà essere richiesta:

  • da chi avrà raggiunto 63 anni di età e 20 anni di contributi al momento della domanda;
  • a condizione che chi presenta la domanda si trovi a una distanza temporale dalla pensione di vecchiaia di massimo 3 anni e 7 mesi.

I lavoratori che decidessero di lasciare il lavoro prima del raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia, quindi, potranno farlo attivando questo prestito bancario tramite l’INPS, impegnandosi a rimborsarlo con un piano di rate di durata ventennale attraverso quote che verranno prelevate direttamente dall’assegno pensionistico.

Questo piano permetterà ai lavoratori che usufruiscono dell’APe Volontaria di rimborsare sia il prestito che gli interessi maturati, così come il costo dell’assicurazione obbligatoria relativa, accesa per garantire il finanziamento.

L’APe Sociale: cos’è e a chi si rivolge

Anche per chi ha diritto alla pensione sociale sarà possibile accedere a una forma di Anticipo Pensionistico, quello definito appunto come APe Sociale.
L’APe Sociale rappresenta un vero e proprio sussidio a favore di alcune categorie di lavoratori svantaggiati quali ad esempio disoccupati, invalidi, soggetti che assistono parenti disabili e addetti a mansioni gravose.
I requisiti minimi per poter richiedere l’APe Sociale sono:

  • aver raggiunto i 63 anni di età, ha versato contributi per 30 anni (36 per i lavoratori impiegati nelle attività gravose);
  • essere residenti in Italia.

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Rispetto all’APe Volontaria, l’APe Sociale è a carico della Stato e non presuppone quindi la necessità di restituzione da parte del richiedente.

Questo anticipo non potrà superare i 1.500 euro mensili e potrà essere cumulato con altri redditi da lavoro, a condizione che questi non arrivino a superare gli 8.000 euro annui nel caso di lavori parasubordinati, o i 4.800 euro nel caso di redditi da lavoro autonomo.

L’INPS ha poi chiarito con la circolare 28/2018 uno dei punti controversi del provvedimento per quanto riguarda il 2019. L’età pensionabile, infatti, dovrà essere adeguata all’aspettativa di vita in crescita di cinque mesi, fatto che porterà l’età pensionabile a raggiungere i 67 anni, e non più 66 e 7 mesi.

Cosa cambierà nel 2019

Le turbolenze che hanno portato solo negli ultime settimane alla formazione del nuovo Governo, tengono in sospeso la questione di un’eventuale proroga dell’APe Sociale e dei suoi eventuali requisiti per il 2019: si tratta per il momento di un provvedimento sperimentale, che sarà attivo solo entro la fine del 2018.

Nel caso dell’APe Volontaria, invece, una proroga è già attiva e permetterà di ottenere l’anticipo ai richiedenti dotati anche per il 2019 degli stessi requisiti: l’APe Volontaria potrà infatti essere richiesto sino al 31 dicembre 2019, indipendentemente dagli orientamenti del nuovo governo.

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