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Venerdì, 03 Marzo 2017

Caro cibo, l'Italia in cima alla media UE

L’Italia non è il Bel Paese, almeno per quanto riguarda i prezzi medi di cibo, bevande non alcoliche e tabacco, dato confermato dalle statistiche che sono state recentemente pubblicate da Eurostat.

In Italia infatti i prezzi dei generi alimentari sono in media più alti del 9% nei confronti della media europea, ben  superiori a quelli medi riscontrati sia in Germania che nel Belgio.
Su un dato medio Europeo pari a 100, i prezzi più alti si registrano in Danimarca, che si attesta attorno a un valore di 145; mentre dal lato opposto con i prezzi più bassi c'è la Polonia, con un valore di 63.

Ma l’Italia? Il valore medio italiano è di 111, quindi solo 11 punti percentuali in più rispetto alla media, ma se prendiamo in esame solo i dati che riguardano il gruppo "latte, formaggio e uova" questo valore sale a quota 121, arrivando quindi a superare di  oltre un quinto la media europea.

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Andando a vedere i dettagli settore per settore, i prezzi medi italiani per quanto riguarda pane e cereali sono superiori alla media UE di 18 punti, mentre la Germania ha un valore di 101 e il Regno Unito è sotto la media con il suo valore di 96.
Per quanto riguarda il pesce invece, grazie alla lunghezza delle sue coste, l’Italia riduce lo scarto con il valore medio UE che in questo caso è di soli 8 punti. Ma anche qui il Regno Unito fa meglio del nostro paese, fermandosi a quota 105.

Nel settore della carne il valore italiano è 112, esattamente uguale a quello del Regno Unito, e minore di quello che si registra in Francia e Germania. Il prezzo minore è quello dell’Albania, a quota 58, mentre è sensibilmente più alto il prezzo della Svizzera, a quota 252.

Un piccolo vantaggio rispetto alla media europea, con un valore di 97, l’Italia lo ha nel settore oli e grassi, mentre per quanto riguarda la verdura e la frutta il prezzo medio è a quota 105, leggermente più alto della media.
In quest'ultimo settore la Svezia rappresenta il "top" nell’Unione Europea, con il suo valore di 136, mentre ancora la Svizzera è la più cara a livello assoluto con un indice di 167.

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Nelle statistiche di Eurostat è compreso anche il tabacco: in questo caso è il Regno Unito che fa registrare il massimo dei prezzi, con un indice di 219, mentre il prezzo più basso è quello che si registra in Bulgaria, con quota 50. L’Italia in questo settore si mantiene al disotto della media UE con i suoi 92 punti.

Secondo la Coldiretti la colpa del “caro cibo" è da ricercarsi nelle distorsioni della filiera, con un aumento dei prezzi nel passaggio dal campo alla tavola che in alcuni casi raggiunge anche il 500%.
Un altro dato importante emerso nell’analisi che la Coldiretti ha fatto dopo la presentazione dei dati Eurostat è relativo alla necessità, per l’Italia, di importare circa il 25% di quanto viene consumato a livello alimentare. Percentuale alta, che sale al 40% quando si parla di latte e carne, questo principalmente per uno sviluppo industriale squilibrato nel corso degli ultimi anni, con il dato relativo alla terra coltivata che è crollato (-28%) dall’avvento dell’ultima generazione.

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