Giovedì, 12 Luglio 2018

Urbanizzazione e verde in Europa: com’è messa l’Italia

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Si sa, l’estate porta con sé una rinnovata voglia di natura! Il desiderio di lasciare uffici e scrivanie per immergersi nel verde del paesaggio si fa sempre più presente nelle nostre chiacchierate con amici e colleghi.

La buona notizia è che in Italia abbiamo delle piccole oasi privilegiate: ce lo confermano le statistiche di uno studio sul rapporto tra urbanizzazione e verde in Europa. Gli aspetti positivi di questo dato vanno ben al di là dei piani per il weekend o dei consigli per le vacanze: vogliamo condividere con voi alcune riflessioni in proposito. Partiamo!

Lo sfruttamento territoriale europeo

Poche settimane fa, Il Sole 24 Ore ha riportato un’analisi di Eurostat sui rilevamenti relativi al 2015 del progetto Lucas, acronimo di Land Use and Coverage Area frame Survey. Questo studio viene ripetuto ogni 3 anni – è infatti stata appena lanciata la nuova edizione – ed ha il compito di misurare quanto suolo, nelle regioni europee, è occupato da strutture artificiali come edifici, strade o impianti.

È emerso che il tasso europeo di urbanizzazione è del 4,4%. Per un’immagine più chiara, si può pensare a questo: se potessimo raccogliere ogni manufatto immobile realizzato dall’uomo nell’intera Europa, l’area totale non occuperebbe nemmeno tutta l’Italia Settentrionale. Si tratta ovviamente di un dato medio; il Regno Unito, ad esempio, svetta nella classifica dello sfruttamento territoriale europeo con oltre il 70%. E l’Italia?

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I dati dell’Italia

La percentuale di urbanizzazione dell’Italia si aggira attorno all’8%: in generale, la nostra penisola è quindi al di sopra della media europea. Abbiamo tuttavia diverse finestre significative di verde che restano al di sotto di questo dato: cominciamo con la sorpresa dal Molise che, con il suo 2,5%, è la regione italiana con lo sfruttamento territoriale più basso. La seguono a stretto giro il Trentino Alto Adige (2,75%), la Valle d’Aosta (3%) e la Basilicata (3,6%).

Eurostat certifica insomma che nel nostro paese resistono zone in cui l’asfalto, gli stabili e i fabbricati sono in minoranza rispetto ad aree rurali e vegetazione. Ben lontano dall’essere un sintomo di sottosviluppo, questo elemento rappresenta un grande bacino di possibilità. Oggi più che mai!

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Quali opportunità?

Le regioni italiane che presentano percentuali di urbanizzazione e verde inferiori alla media europea si avvicinano a Finlandia e Svezia, territori notoriamente all’avanguardia per progresso e qualità della vita. Investire in questi territori potrebbe evidenziare tale punto di forza e portarlo anche nel resto della penisola, soprattutto ora che la popolazione ha sviluppato particolare sensibilità per le questioni ambientali, dell’inquinamento e del benessere in generale.

Un primo settore che potrebbe beneficiare di sostanziose opportunità è quello del bio-turismo, che può valorizzare e trovare energia nelle escursioni per le montagne, sui tratti costieri, tra fauna e flora selvatiche.

L’agricoltura è in un certo senso l’altro lato di questa medaglia, la versione “domata” della natura. Si tratta di una delle nostre attività economiche più importanti, che offre ancora significativi margini di sviluppo e di crescita sia alle aziende già consolidate nel territorio che ad eventuali nuove realtà. Possiamo estendere la stessa considerazione anche sulla cura del verde pubblico, che – tra le altre cose – può favorire una sinergia costruttiva tra diverse Amministrazioni e cittadini.

Infine, un fiore all’occhiello non può che essere il settore green delle energie rinnovabili. L’attenzione verso l’efficienza energetica è ormai un pilastro dell’economia che l’Italia ha abbracciato nuovamente con l’Ecobonus 2018. Alcune delle nostre regioni si distinguono già per uno sfruttamento territoriale intelligente a favore di parchi eolici e pannelli fotovoltaici: questo ne fa un modello ideale sul quale investire in ricerca e innovazione, in sicurezza ambientale, in formazione di figure professionali specializzate.

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